Marco, Willy, Roman. Il volontariato non ha confini
Campo scuola Pascoli, San Felice sul Panaro
(di Annalisa Marchionna e Marco Resti)
È grande il mondo del volontariato, più di quanto immaginiamo. In Italia ci accorgiamo che esiste solo quando c’è una catastrofe, solo quando uomini e donne sconosciuti scendono in campo per tendere una mano agli altri. Quante volte in quei pochi giorni che siamo stati in Emilia ci siamo sentiti ripetere la cantilena “è loro che dovete intervistare, è grazie a loro che oggi stiamo meglio, sono loro che fanno tutto…”.
“Loro” sono la forza dirompente di chi decide di aiutare gli altri per amore, perché in fondo la vita ha un gusto migliore se puoi essere utile a qualcuno.
Al campo allestito presso la scuola Pascoli, a San Felice sul Panaro, c’è la mensa aperta a tutti i cittadini del paese. Qui i pasti da distribuire sono davvero tanti, tre volte al giorno, e da differenziare, perché chi viene a mangiare crede in religioni differenti, che si riflettono anche nella composizione del piatto.
Schierati con il sorriso sulle labbra, i volontari della Protezione Civile di Cesena e Forlì lavorano nel clima rovente dell’estate della “bassa”, come gli emiliani chiamano questa zona del modenese. Il caldo è opprimente, e nelle cucine ancora di più. Accanto a loro colpisce la figura di Marco e della sua testa piena di dreads. Parla in inglese con un gruppo di ragazzi, anche loro in camice di lavoro e cuffietta, tutti intenti a distribuire i pasti.
Li conosciamo, fanno parte dell’associazione non profit Lunaria. Marco coordina i ragazzi: la russa Diana, l’ungherese Christoph, le sorelle coreane Sun Ju e Sun Su (non è uno scherzo, si chiamano proprio così!), e la turca Goda. Compito del team Lunaria è occuparsi delle attività ludiche dei bambini del centro estivo, ma visto che serve una mano alla mensa i sei non esitano a indossare i grembiuli. «Dieci braccia in più in cucina aiutano tanto, è dura qui», dice Manuele, Willy per gli amici, volontario della Protezione Civile alla sua terza settimana di campo. «La Turchia ha avuto un bruttissimo terremoto solo lo scorso anno, e oggi qui c’è una ragazza turca che è venuta ad aiutare», fa notare Marco, «i ragazzi hanno un cuore grande, e sono stati accolti magnificamente dalle persone del posto perché è stato chiaro il messaggio che il loro problema è sentito in tutto il mondo». Del resto lo stesso Marco, che normalmente vive a Roma, usa le sue vacanze così…
Sorridente, disponibile, e come anticipato per la terza settimana (non consecutiva) in forza nel campo, Willy ha vissuto in questi due mesi la situazione di San Felice Sul Panaro. «Il paese lo vediamo poco, perché i nostri turni vanno dalle 6 del mattino alle 11 di sera, al massimo arriviamo a prendere una birra al bar…», dice Willy, metalmeccanico di professione e cuoco per passione. «Noi continuiamo a preparare 1500 pasti al giorno, esattamente come due mesi fa, e il problema principale è stato trovare una macelleria che ci fornisse la carne per i mussulmani, macellata secondo il metodo Halal, perché gli islamici qui mangiavano solo scatolette di tonno e formaggio. Per fortuna ora questo inghippo lo abbiamo risolto!». Per capire la mole di lavoro cui sono sottoposti i volontari basta pensare che per cucinare uno dei secondi in menu, ovvero 600 hamburger, hanno dovuto pelare e tagliare 100 chili di cipolle… «Quello che mi gratifica è l’umore della gente, che un sorriso e un ringraziamento non lo nega mai a nessuno. Sono persone speciali», dice il cuoco mentre ci mostra il campo e ci presenta chi passeggia: «lei è la vegana. Loro sono i ragazzi che mangiavano solo tonno…», e questa sua maniera di raccontarci la gente ci fa capire quanto gli stiano a cuore tutti.
Nel campo della scuola Pascoli le situazioni da affrontare sono tante. Qui risiedono ora, nelle tende allestite appositamente per loro, 200 anziani che prima vivevano nel centro di lunga degenza. Persone a volte malate e allettate, che meritano di essere trattate con tutta la delicatezza del caso. La loro privacy non è stata purtroppo rispettata da chi è venuto qui prima di noi, e oggi presentarsi come giornalisti o fotografi scatena l’astio di chi lavora per loro.
Eppure, superata la barriera della diffidenza iniziale, è una vecchina a chiederci insistentemente di esser fotografata. Per l’indirizzo mail dove spedire la foto vedrà di organizzarsi, mentre la ragazza che l’accompagna cerca di portarla via con un sorriso divertito sulle labbra e addosso la maglietta simbolo di questa tragedia, quella con la frase che meglio racconta gli emiliani “io non crollo”.
In questa mensa sotto la tenda se ci si ferma un attimo a guardare si incontra il mondo. Etnie, colori, visi, abitudini. È come essere in un aeroporto internazionale, ma tutto molto più concentrato e vicino, e il pasto lo consumi gomito a gomito con chi appartiene a una delle 28 etnie registrate dal comune. In questo calderone di esseri umani, che spesso fino al giorno prima del sisma non si erano neanche mai incontrati, spicca un ragazzone dal passo lungo. Lo conoscono tutti, è Roman.
Roman non è del posto, è arrivato subito dopo il terremoto. Ha una strana storia alle spalle. Ci racconta di aver lasciato il suo paese, la Repubblica Ceca, quando ha scoperto il tradimento della moglie con il suo migliore amico. È partito a piedi, con i soli vestiti che aveva addosso, lasciando casa e lavoro. Prima tappa Roma, poi la costa adriatica di Pescara e Silvi Marina, dove assiste in televisione allo scempio del sisma. «Il mio capo – e indica con il dito su, riferendosi a Dio – mi ha detto: Roman vai a lavorare, che hai troppa energia e la devi usare bene». Il ragazzo si presenta dal sindaco di San Felice sul Panaro, offre il suo aiuto a tempo indeterminato, e fortunatamente la burocrazia non impedisce che le sue braccia si mettano al servizio degli altri. È al campo scuola Pascoli dal 27 maggio, senza aver mai smesso di faticare.
«Io non voglio soldi, voglio lavorare gratis per loro. Credo molto in Dio, e sono convinto che vivere questa situazione faccia bene non solo agli altri, ma anche al mio cuore». Roman salta dalle pentole da lavare al camion di verdura da scaricare, «è una bestia da soma», commenta Willy, che in queste settimane ha avuto la possibilità di conoscerlo da vicino, «tutti gli vogliono un mondo di bene, e io mi sento fortunato ad aver trovato un grande amico in lui! Roman ti fa vedere il mondo sotto una luce diversa, è lui che da la forza agli altri». Se la storia avrà un lieto fine anche per Roman sarà solo il futuro a dirlo. In questi due mesi si è conquistato la stima e il rispetto di tutti, e già si vocifera di un’offerta di lavoro per permettergli di restare anche quando l’emergenza sarà finita. «Every giorno… come si dice? Ah, si, ogni giorno, qui sento di aver trovato una famiglia. Ho tanti amici, e chi è stato qui a lavorare poi torna, anche solo per un saluto. Every persona è brava qui!», conclude il ragazzone ceco, che ha sempre il sorriso stampato sulle labbra.
Annalisa Marchionna, Marco Resti / S4C








