Il Progetto
Questa è L’Aquila: voci a tre anni dal terremoto
Un progetto di Anpas e Shoot4Change, voce narrante Moni Ovadia
(di Andrea Cardoni e Andrea Ranalli con Rosamaria Sbiroli. Con le foto di Paolo Quadrini, Alessandra Fratoni, Francesca Conforti e Alessandro Barteletti, Giancarlo Malandra e Antonio Amendola. Con l’amichevole partecipazione di Moni Ovadia.)
Sono passati tre anni dal terremoto del 6 aprile che ha distrutto L’Aquila. I riflettori si sono spenti sulla città, ma gli aquilani ci sono ancora. Come vivono oggi? Come cambia la vita quotidiana di una città rimasta ferma a tre anni fa?
«Io a casa mia ancora non ci posso entrare,
e invece ci sono entrati gli sciacalli:
mi hanno portato via pure le palle di Natale»,
Vincenzo De Masi, presidente dell’Aquila Rugby.
“Questa è L’Aquila” è una raccolta di storie di chi sta vivendo una città distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009. Storie che rischiano di essere sempre più silenziose: il mosaico collettivo di una comunità che non vuole sparire, interviste e ricordi raccolti pochi giorni prima del terzo anniversario del terremoto.
Ogni storia è la testimonianza di un cittadino aquilano: è il ricordo del terremoto di una giornalista, il racconto degli ultimi tre anni di vita di due sportivi (rugby e basket), gli aneddoti e le storie del Collettivo 3.32 e di una docente universitaria, le trasformazioni della vita quotidiana degli aquilani che hanno vissuto nelle tendopoli. Le storie di persone che ora, a tre anni dal sisma, iniziano a «vivere in cattività», come dice una delle protagoniste. Voce e volto narrante del web-doc è Moni Ovadia.
Come tutte le storie istantanee e collettive, “Questa è L’Aquila” è una narrazione incompleta per definizione, ma proprio per questo descrive una situazione senza ordine, di comunità «sparpagliate» (come dice una delle protagoniste), di persone che hanno perso «il luogo del vivere», che «vivono in cattività», come dice un altro protagonista.
In molti sono andati via, ma chi è rimasto racconta il disagio di una città che non ha perso solo una casa o il centro storico di una città, ma ha perso parte della sua identità («non siamo più aquilani, siamo terremotati», dice una delle protagoniste) e, soprattutto, le speranze.
In molti sono andati via, ma chi è rimasto racconta il disagio di una città che non ha perso solo una casa o il centro storico di una città, ma ha perso parte della sua identità («non siamo più aquilani, siamo terremotati») e, soprattutto, le speranze.
Anpas e Shoot4change: volontariati narranti
La particolarità del progetto è nel fatto che due associazioni di volontariato, apparentemente lontane tra loro come Anpas (assistenza sociosanitaria e protezione civile) e Shoot4change (fotografia e videomaking), si siano incontrate e abbiano scelto di collaborare per un fine comune: riportare l’attenzione sulla città. “Questa è L’Aquila” vuole essere anche la dimostrazione che il volontariato può essere una voce altrettanto autorevole, capace di rappresentare la realtà da un punto di vista diverso da quello dei media mainstream, pur sempre tendendo alla qualità.
Entrambe le associazioni sono state coinvolte direttamente durante l’emergenza del 2009: Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) con l’intervento di 2300 volontari provenienti da tutta Italia per portare assistenza alle popolazioni colpite (sia nelle ore successive al sisma, sia nei mesi delle tendopoli), Shoot4change con la realizzazione dei primi reportage di fotografia sociale realizzati durante l’emergenza.
Il 6 aprile 2012: il web-documentario, foto e le storie su internet e nelle pubbliche assistenze.
Tutto il progetto verrà pubblicato il 6 aprile 2012 sui siti internet di entrambe le associazioni (www.anpasnazionale.org e www.shoot4change.net).

